La Casa Bianca afferma che si tratta di un accordo di 100 anni. Il governo venezuelano, che ha firmato lo stesso documento, sostiene che siano 25. Entrambe le versioni sono ufficiali. Nessuna delle due ha spiegato la discrepanza. Più si analizza questo caso, dall'accordo petrolifero tra gli Stati Uniti e il Venezuela fino all'operazione militare che lo ha reso possibile, più la stessa domanda ritorna: chi comanda in questo rapporto e chi si limita a firmare ciò che viene presentato?
Dalla Cattura di Maduro al Più Grande Accordo Petrolifero della Storia
Per capire perché uno stesso contratto possa avere due durate ufficiali simultanee, occorre tornare indietro di otto mesi, al momento in cui il Venezuela ha smesso di avere un presidente eletto al potere.
Il 3 gennaio 2026, le forze degli Stati Uniti hanno condotto un'operazione militare a Caracas, catturando il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, trasferendolo a New York per rispondere di accuse legate al narcotraffico. Il bilancio delle vittime dell'operazione non è mai stato chiarito: Cuba ha confermato 32 dei propri militari uccisi, mentre fonti giornalistiche indipendenti indicano cifre che variano da 24 a circa 100 morti complessivi. Ad oggi non esiste un numero ufficiale unico e incontestato, un modello di narrazioni e versioni ufficiali non riconciliate che si ripete in tutta la vicenda.
Due giorni dopo l'operazione, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto la presidenza ad interim davanti a un'Assemblea Nazionale dominata dal chavismo. Nelle settimane successive, l'Assemblea ha approvato una riforma della Legge Organica sugli Idrocarburi per aprire ai capitali stranieri, mentre il Dipartimento del Tesoro statunitense revocava gradualmente le sanzioni che impedivano alle compagnie americane di operare nel paese. Le basi legali per l'accordo non sono nate improvvisamente ad agosto, ma sono state costruite metodicamente nella prima metà del 2026.
Chi Gestirà l'Estrazione del Petrolio
Il 28 agosto 2026, otto mesi dopo la cattura di Maduro, Washington e Caracas hanno annunciato quello che la presidenza Trump ha definito "il più grande accordo petrolifero della storia". La società scelta per gestire l'esplorazione è la North American Blue Energy Partners (NABEP), controllata dall'imprenditore venezuelano Alejandro Betancourt López.
Non si tratta di un dettaglio secondario. L'accordo assegna alla NABEP concessioni su 17 giacimenti con riserve provate di circa 65 miliardi di barili, ponendo la società come veicolo diretto per la partecipazione del governo americano: l'Ufficio per il Capitale Strategico del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti (nuova denominazione del Dipartimento della Difesa da settembre 2025) acquisisce il 35% della società madre della NABEP senza costi per i contribuenti americani. Gli USA ottengono inoltre il diritto di acquistare il 20% della produzione a prezzo di costo e la prelazione sul restante 80%. In sostanza, il paese partner dell'esplorazione è sia azionista al 35% dell'operatore che acquirente prioritario della produzione, una condizione che evidenzia i rischi legati alla dipendenza dall'estrazione delle risorse naturali.
La Contradizione Che Nessuna delle Due Parti Ha Spiegato
Durata dell'accordo secondo Washington e Caracas
La Casa Bianca parla di concessioni di 100 anni. Delcy Rodríguez descrive in TV un progetto di 25 anni. Entrambe le dichiarazioni sono ufficiali.
Le due versioni dell'accordo divergono nettamente sulla durata. La Casa Bianca definisce l'intesa come una concessione di 100 anni. Delcy Rodríguez parla pubblicamente di un progetto binazionale di 25 anni con un obiettivo di produzione superiore a 1,5 milioni di barili al giorno, royalty minime del 16% e un'imposta sul reddito del 34%. Le parti concordano sul fatto che il Venezuela riceverà tra i 200 e i 209 miliardi di dollari in royalty e tasse nei primi 25 anni, confermando che il dato finanziario coincide pur divergendo sulla tempistica finale.
La situazione ricorda due copie dello stesso contratto di locazione con date di scadenza differenti scritte a mano. La differenza tra 25 e 100 anni rappresenta il margine tra una generazione e cinque in un paese che attualmente produce 1,2 milioni di barili al giorno, circa un terzo dei livelli precedenti al 1999.
Mentre la contraddizione resta irrisolta, altre compagnie muovono le proprie pedine. Chevron ha siglato nella stessa settimana un accordo separato impegnando oltre 7 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per raddoppiare la produzione locale. Altre multinazionali europee come BP, Shell e Repsol hanno avviato il rientro in Venezuela con la sospensione delle sanzioni OFAC, mentre realtà come ConocoPhillips hanno preferito rimanere all'esterno citando principi di corporate governance.
Chi È Rasto Fuori dall'Accordo
Sul piano politico, il nome di Maria Corina Machado è assente da entrambe le narrazioni ufficiali.
La leader dell'opposizione venezuelana, insignita del Premio Nobel per la Pace 2025, e il candidato Edmundo González Urrutia, riconosciuto dagli USA come vincitore delle elezioni 2024, non hanno preso parte ai negoziati né rilasciato commenti pubblici sull'accordo petrolifero.
L'esclusione riguarda anche il fronte chavista: il ministro della Giustizia Diosdado Cabello, che nel 2025 proponeva di bloccare le vendite di petrolio agli USA in caso di attacco, ha modificato la propria posizione dopo l'interesse di Trump. Esponenti storici del chavismo come Rafael Ramírez ed Elías Jaua hanno criticato l'accordo definendolo incostituzionale e paragonandolo al Fondo di Sviluppo per l'Iraq istituito dagli Stati Uniti nel 2003.
Prospettive e Tempistiche Politiche
L'annuncio dell'accordo è giunto pochi giorni dopo la ripresa delle operazioni militari di USA e Israele contro l'Iran, evento che ha spinto il prezzo della benzina negli Stati Uniti oltre i 4 dollari al gallone. Donald Trump non ha indicato scadenze per la presenza americana in Venezuela né per le future elezioni, pur affermando che l'accordo ridurrà il costo dei carburanti a lungo termine. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha delineato un piano di transizione in tre fasi senza un calendario preciso per la fase finale.
Questi sviluppi si collocano in prossimità delle elezioni di metà mandato (midterms) negli Stati Uniti, previste per il 3 novembre 2026. L'annuncio di un accordo energetico a poche settimane da un voto decisivo solleva interrogativi sulla coincidenza delle date.
Il quadro attuale presenta quindi la seconda fase dei colloqui con l'opposizione il 15 settembre senza temi petroliferi in agenda, l'avvio degli investimenti di Chevron e due spiegazioni ufficiali sulla durata dell'accordo non riconciliate tra Washington e Caracas.






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